deepdesign
Matteo Bazzicalupo e Raffaella Mangiarotti sono architetti e designer. Laureati con lode in Architettura con indirizzo Industrial Design al Politecnico di Milano, sono docenti presso la Facoltà del Design del Politecnico di Milano, e hanno tenuto corsi di design anche la SDA Bocconi di Milano, l’Istituto Europeo di Design e l’Istituto Superiore di Design di Napoli.
Nel 1995 fondano deepdesign. In questi anni hanno disegnato prodotti e definito nuovi scenari per aziende ed enti appartenenti a diversi settori merceologici, tra le quali Aldo Coppola, Barilla, Castelli Haworth, Coca Cola, Coin, Comitato Giochi Olimpici Torino 2006, Coop, Daimler Chrysler, Fratelli Rossetti, Giorgetti, Glaxo Smithkline, JVC, Kitchen Aids, Kraft Suchard, Imetec, Inblu, Mandarina Duck, Misuraemme, Nec, Panasonic, RSVP, San Lorenzo, Whirlpool Europe. Sono stati premiati nei concorsi Young & Design (1996, 1997,1999, 2000), Cosmopack (1995, 1996), Esaedro (1997), ID Award (2004), Selezione Compasso d’Oro (2005). Alcuni dei loro progetti sono stati pubblicati su The International Design Yearbook 2005, su L’observatoire de Première Vision, su The International Design Encyclopedia of MOMA, su Design Now (Tashen).
"La perfezione delle forme e dei processi della natura è molto semplice, e allo stesso tempo estremamente complessa. La sezione di un’arancia o del baccello di un pisello hanno entrambe una geometria funzionale che esaminata attentamente risulta disarmante. L’incontro tra organicismo formale e complessità funzionale avviene in natura in modo spontaneo ma perfetto, senza ridondanza né rigidità estetica, verso una pura economia della forma. Quando progettiamo questa è la nostra ambizione, non sempre purtroppo raggiunta, ma sempre cercata e con grande disciplina. Tra le soluzioni possibili poi identifichiamo quella espressiva di ciò che più ci interessa, il rapporto con la cultura. Un’appartenenza culturale non solo nell’espressione materiale e tecnica, ma soprattutto concettuale, nell’interpretazione del divenire e nel rispetto di ciò che c’è di straordinario nella nostra tradizione. Talvolta vi è qualcosa di straordinario anche in una cosa apparentemente ovvia. A volte si tratta solo di guardare"